Il servitore in prova

Debutto: 16/20 febbraio 2007
Teatro Universitario G.Poli Santa Marta, Venezia
studio per uno spettacolo
tratto da Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni
Regia di Alberta Toninato
Coreografie di Silvia Salvagno
Fotografie di scena: Giovanni Tomassetti

Attori e personaggi
Vanni Carpenedo: Arlecchino
Stefano Rota: Pantalone
Lucia Schierano: Clarice
Paola Brolati: Il Dottore
Luigi Ballarin: Silvio
Linda Bobbo: Beatrice
Beppe Casales: Florindo
Christian Renzicchi: Brighella
Betty Andriolo: Colombina

Aiuto regia Sara Paolini
Luci di Paolo Zanin
Foto di scena di Camilla Toso e Giovanni Tomassetti
Collaborazione ai costumi di Camilla Toso
Attrezzeria di Camilla Toso
Collaborazione al movimento di Silvia Salvagno
Assistente di produzione Elena Bergamaschi

Note di regia

Il servitore di due padroni è un testo a cui avvicinarsi in due modi: con timore reverenziale e con una, necessaria, buona dose di incoscienza. A mantenere l’equilibrio tra queste due componenti devono esserci il rispetto, la curiosità e la voglia di perdersi nel labirinto di equivoci, travestimenti, sdoppiamenti e simmetrie che fanno di questo testo un capolavoro del divertimento. E’ quasi inevitabile confrontarsi con il mito dell’Arlecchino di Strehler, che per noi è diventato un punto di riferimento complementare al testo goldoniano.

Il gioco meta-teatrale che caratterizza e rende geniale la messa in scena del regista milanese è stato reinterpretato in termini attuali: gli attori che danno vita allo spettacolo non sono un gruppo di “comici” con tanto di suggeritore e capocomico, ma fanno parte di una compagnia che porta sulla scena le dinamiche e le problematiche di chi fa teatro ai nostri giorni.

Gli attori impegnati in questa produzione vengono da esperienze diverse, tra teatro in lingua veneta e teatro di ricerca, tra teatro di parola e teatro fisico. E proprio questa dicotomia, che, nella sua rigidità, caratterizza il teatro nella nostra regione, fa nascere il desiderio di rompere gli schemi, di coniugare tradizione e innovazione, lavoro sul testo e improvvisazione, studio del movimento secondo la lezione della Commedia dell’Arte e del teatro fisico. Il codice del teatro nel teatro ci permette di lavorare su un doppio livello, di conciliare la stilizzazione delle maschere e il nostro bisogno di andare in profondità, di cercare il modo per essere credibili, veri e intensi sulla scena.

Questa messa in scena de Il servitore di due padroni mette in risalto il contrasto tra la difficoltà e l’incertezza della vita degli attori e la leggerezza, la perfezione del gioco scenico inventato da Goldoni; si interroga sul senso che può avere per una compagnia, nel 2007, studiare e confrontarsi con un capolavoro del passato, nella certezza che sia impossibile presentarsi al pubblico se non si lavora, con onestà, sempre a partire da se stessi.

Alberta Toninato