Kairós Associazione di Danza e Teatro

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Il servitore in prova

Arlecchino
  • studio per uno spettacolo
  • tratto da Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni
  • Regia di Alberta Toninato
  • Coreografie di Silvia Salvagno
  • Fotografie di scena: Giovanni Tomassetti
  • Attori e personaggi
  • Vanni Carpenedo: Arlecchino
  • Stefano Rota: Pantalone
  • Lucia Schierano: Clarice
  • Paola Brolati: Il Dottore
  • Luigi Ballarin: Silvio
  • Linda Bobbo: Beatrice
  • Beppe Casales: Florindo
  • Christian Renzicchi: Brighella
  • Betty Andriolo: Colombina
  • Aiuto regia Sara Paolini
  • Luci di Paolo Zanin
  • Foto di scena di Camilla Toso e Giovanni Tomassetti
  • Collaborazione ai costumi di Camilla Toso
  • Attrezzeria di Camilla Toso
  • Collaborazione al movimento di Silvia Salvagno
  • Assistente di produzione Elena Bergamaschi

Note di regia

Il servitore di due padroni è un testo a cui avvicinarsi in due modi: con timore reverenziale e con una, necessaria, buona dose di incoscienza. A mantenere l’equilibrio tra queste due componenti devono esserci il rispetto, la curiosità e la voglia di perdersi nel labirinto di equivoci, travestimenti, sdoppiamenti e simmetrie che fanno di questo testo un capolavoro del divertimento. E’ quasi inevitabile confrontarsi con il mito dell’Arlecchino di Strehler, che per noi è diventato un punto di riferimento complementare al testo goldoniano.

Il gioco meta-teatrale che caratterizza e rende geniale la messa in scena del regista milanese è stato reinterpretato in termini attuali: gli attori che danno vita allo spettacolo non sono un gruppo di “comici” con tanto di suggeritore e capocomico, ma fanno parte di una compagnia che porta sulla scena le dinamiche e le problematiche di chi fa teatro ai nostri giorni.

Gli attori impegnati in questa produzione vengono da esperienze diverse, tra teatro in lingua veneta e teatro di ricerca, tra teatro di parola e teatro fisico. E proprio questa dicotomia, che, nella sua rigidità, caratterizza il teatro nella nostra regione, fa nascere il desiderio di rompere gli schemi, di coniugare tradizione e innovazione, lavoro sul testo e improvvisazione, studio del movimento secondo la lezione della Commedia dell’Arte e del teatro fisico. Il codice del teatro nel teatro ci permette di lavorare su un doppio livello, di conciliare la stilizzazione delle maschere e il nostro bisogno di andare in profondità, di cercare il modo per essere credibili, veri e intensi sulla scena.

Questa messa in scena de Il servitore di due padroni mette in risalto il contrasto tra la difficoltà e l’incertezza della vita degli attori e la leggerezza, la perfezione del gioco scenico inventato da Goldoni; si interroga sul senso che può avere per una compagnia, nel 2007, studiare e confrontarsi con un capolavoro del passato, nella certezza che sia impossibile presentarsi al pubblico se non si lavora, con onestà, sempre a partire da se stessi.

Alberta Toninato

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